Quell’utopico esperimento sociale dell’ Esperanto!

Pur con l’importanza esponenziale che hanno raggiunto le comunicazioni negli ultimi decenni, poche persone sanno, e ancor meno immaginano, esistano già delle lingue appositamente pensate per semplificare il dialogo internazionale e la possibilità di avere, al fianco della propria lingua nazionale, un funzionale linguaggio semplificato che permetta la comunicazione immediata e senza incertezze tra persone di diverse nazioni.

Capita che ascoltando il rumore di sottofondo in qualche nonluogo (pensiamo ad esempio un aeroporto, o i tavoli a sedere di qualche bar nel centro di una Capitale o di una località turistica internazionale) sentiamo una serie di voci e di linguaggi tutti differenti tra di loro e incomprensibili, ove pare veramente si stia realizzando una specie di follia! In quei momenti, sentire una lingua neolatina sembra un fatto provvidenziale; pur magari non avendole mai studiate a scuola, riuscire a seguire un minimo, per intuito, il filo logico di una conversazione in spagnolo o francese ci da l’immediata sensazione di uscire dal momentaneo disorientamento.

A quel punto le persone più curiose si chiederanno come mai l’uomo, che pare abbia avuto in tutto il mondo a partire dalle stesse esigenze, pressoché le stesse soluzioni (pensiamo alle religioni o ai sistemi di potere, che in tutto il mondo hanno tra di essi delle forti similitudini), non abbia riprodotto in tutto il mondo una lingua basata su una stessa struttura e su un analoga codifica. L’unica spiegazione plausibile parrebbe quella normalmente presa a metafora delle Scritture (e trasversalmente presente nelle culture greche e sumeriche), ovvero la distruzione della torre di Babele e la confusione delle lingue da parte di Dio in persona, al fine di metterci in scacco!

Questo rimane un mistero dei tempi antichi, ma nell’epoca moderna, a cavallo tra l’otto e il novecento, forse sull’onda dei primi incrementi significativi della mobilità umana (permessi dalle allora nuove tecnologie del trasporto via navi a motore e via rotaie), molti si sono posti il problema e successivamente si sono cimentati a creare una “lingua universale”.

Tra le tante “lingue pianificate” o “artificiali” (definizioni a parer mio orribili), la più famosa e utilizzata pare essere di gran lunga l’esperanto. Sviluppata verso la fine dell’ottocento dall’oftalmologo Zamenhof, appassionato di linguistica, è caratterizzata di ispirarsi a vocaboli un po’ da tutte le lingue allora più note in Europa (con largo uso dei termini a base latina) e da vari metodi di semplificazione rispetto a tutte le lingue nazionali. I principali:

  • eliminazione dei termini maschili e femminili
  • conseguente uso di articoli privi di “genere”
  • semplificazione dei verbi (ispirata a parer mio dall’inglese)
  • eliminazione di pronunce irregolari, ogni lettera ha un suono univoco.
  • termini “negativi” formati a partire dal “positivo” con prefisso “mal”; es: caldo = varma, freddo = mal-varma
  • termini in uso presi tra i più opportuni (a giudizio di Zamenhof) in diverse lingue, es: padre = patro, zio = onklo

Ecco che grosso modo sono delineate le basi di quello che potremmo definire un interessante esperimento sociale, volto nelle intenzioni del suo ideatore a fornire a tutti una “seconda lingua“, da utilizzare quando necessario in aggiunta alla lingua nazionale di ognuno (un po’ quello che accade ora con il dialetto, parlato dallee persone in famiglia e con gli amici, e in parallelo dall’italiano utilizzato nei rapporti sociali più formali).

L’idea di base, attualissima ancor oggi, che rende questo proposito veramente encomiabile, era quella di voler attuare il concetto di “democrazia linguistica”, evidentemente contro a quello che finora (e a tutt’oggi) era stato un sistema di “dittatura linguistica”, sempre perpetrata dai popoli che vincevano i vari conflitti a scapito dei perdenti, vedi la diffusione del latino nei secoli precedenti, passando a quella del francese e l’attuale diffusione dell’inglese, evidentemente dovuta prima al colonialismo e poi dalla vittoria di Gran Bretagna e Stati Uniti degli ultimi due conflitti mondiali.

Un’ultima curiosità sull’origine del nome. Nata come “lingvo internacia“, divenne poi famosa con il termine di “esperanto” a causa del fatto che Zamenhof era solito firmarsi con lo pseudonimo di “doktoro esperanto“, tradotto dal suo idioma “dottor speranzoso“!!!

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