Contaminazioni nell’arte

“è la tecnologia sposata con le arti, sposata con l’umanistica che porta ai risultati che fanno battere il nostro cuore”

Steve Jobs

Spesso siamo portati a considerare un’opera artistica come qualcosa che sia il risultato estemporaneo del lavoro di un certo autore, o semplicemente non ci poniamo il problema. Talvolta però è interessante scoprire qualche retroscena, in quanto ci può far comprendere come un progetto appaia così azzeccato, da dove prende tutta la potenza e quanta densità di significato via sia dietro quello che ascoltiamo nel caso di un pezzo musicale o che vediamo nel caso di un’opera d’arte visuale, che ne giustifica l’apprezzamento di un pubblico ampio (almeno nella propria nicchia di genere) e lo rende resistente alle ingiurie del tempo. Facciamo il caso in questo articolo di un pezzo di David Bowie non tra i più famosi anche se un capolavoro assoluto, Station to Station e un paio di brani industrial che hanno sempre avuto su di noi un carico di suggestione particolare, “Union Carbide” dei Revolting Cocks e “Beyond belief” dei Cassandra Complex.

Nel riascoltare il pezzo del Duca Bianco, fate particolarmente attenzione alla scena iniziale e poi a due versi in particolare da questo raro video del ’76:

  • noterete che Bowie tiene in mano un mazzo di carte:

ebbene in quegli anni la star inglese frequentava un altro gigante, Brian Eno, ma si da il caso che poco prima Eno, assieme a un altro mostro sacro, Robert Fripp, avesse composto un album piuttosto oscuro ‘no pussyfooting’, ove in copertina si vedono i due artisti consultare un mazzo di tarocchi per prendere le decisioni riguardanti lo sviluppo dell’opera. Di lì a poco avrebbe ideato assieme all’artista Peter Schmidt un personale mazzo di tarocchi (di cui possediamo un esemplare) denominato ‘strategie oblique’, nato per eliminare i blocchi creativi. Possibile che all’interno di quel circolo di artisti venissero utilizzate frequentemente pratiche divinatorie…

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  • poi nel brano inserisce questi due versi:

“Here are we
One magical movement
from Kether to Malkuth”

“The return of the Thin White Duke,
making sure white stains”

Ebbene Kether (la Corona) e Malkuth (Il Regno) sono entrambi termini cabalistici raffigurati sull’Albero della Vita. In origine un simbolo mistico ebraico, venne poi adottato dai maghi dell’Occidente e dagli occultisti del Medio Evo. La foto sul retro del CD della Rykodisc mostra Bowie che disegna l’Albero della Vita sul pavimento (i circoli sono il Sephiroth con Malkuth in fondo vicino al fianco destro di David). White Stains invece è il titolo del libro di poesie di Aleister Crowley, il controverso esoterista inglese, i cui servigi dice la leggenda arrivarono, tramite le sue pratiche divinatorie, persino a Winston Churchill, attraverso le quali l’allora primo ministro inglese, ai tempi del secondo conflitto mondiale, sembra cercasse di prevedere l’esito degli eventi.

Come avete potuto apprezzare in questa disamina, per quello che può essere definito un successo pop (anche se di altissimo livello, un vertice pressoché mai più raggiunto ne da Bowie ne tantomeno da altre star meno dotate), non si sono utilizzate solo ‘banali’ tecniche di studio, ma ricerche di tipo più esoterico.

Ora vediamo alcuni dettagli sulla creazione di “Union Carbide” dei Revolting Cocks:

Questo pezzo ha una potenza tutta particolare, esprime un carico di angoscia e di emozioni negative difficilmente eguagliato. Possiamo pensare che questa forza l’abbia ottenuta grazie al carico drammatico che ci sta dietro, ironia della sorte una vera contaminazione, ovvero l’incidente della succursale indiana della Union Carbide, avvenuto nel 1984, conosciuto come “il disastro di Bophal”?! Noi riteniamo che ci siano ampie possibilità!

Disastro di Bophal

Composizione sul disastro di Bophal tratta dalla biennale di architettura a Venezia del 2014

Passiamo a “Beyond belief” dei Cassandra Complex:

In questo caso c’era un’atmosfera sulfurea come nemmeno nella peggiore canzone dark-punk mai sentita; il ‘mandante’ è un invasato predicatore americano, un certo Ernest Angley, il cui tipico folle declamare davanti al pubblico mentre ‘impone’ la mano sui bisognosi (sfoderando il tipico armamentario dei ciarlatani di ogni luogo e ogni tempo) cui è stato aggiunto una base musicale accorta, ha sortito quanto potete sentire nel video!

Andando a contaminazioni che hanno avuto come sviluppo evocative e indimenticabili opere d’arte grafica, come non segnalare la famosissima copertina del celebre album dei Beatles ‘Sergent Pepper’, ideata da Peter Blake e basata su un collage, che con la sua tecnica e contenuti grafici fatti di baffi e mostrine rimanda immediatamente all’opera di Enrico Baj?!

oppure, passando dall’arte come fonte d’ispirazione alla tecnologia, non ricordare che la vagamente inquietante copertina di Unknown Pleasure dei Joy Division era stata ricavata da un grafico che riprendeva le pulsazioni elettromagnetiche di un CP 1919, la prima Pulsar mai captata!

Un caso di ‘contaminazione ridondante’ è quello che accade con il pezzo della Rollins Band, dove non è chiaro se Henry Rollins, come dice Piero Scaruffi “uno che fa la storia del rock”, si riferisca in questo video dalle atmosfere mistiche girato in India alla ‘illuminazione’ come alla terza fase della sequenza codificata in quello che nell’arte e nel design viene definito ‘processo creativo’, oppure addirittura al suo originario significato iniziatico, significato che è poi stato preso anche da Graham Wallas al momento della codifica delle fasi del processo:

Bibliografia:

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2 pensieri su “Contaminazioni nell’arte

  1. Pingback: Che ci fanno su uno stesso tumblelog esoterismo e techno?!? | TOTAL RECALL!!!

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