La scena di Manchester

In questo articolo in divenire cercherò di sviluppare organicamente il racconto del periodo magico della “MaDchester” del giornalista e produttore Tony Wilson e di tutti i personaggi e gruppi che ne hanno permesso l’esplosione.

All’interno di questa disamina dedicherò una particolare attenzione a 808State e KLF (questi più dell’area di Liverpool), due progetti che non hanno avuto quella gloria di medio termine cui sono arrivati ad esempio Aphex Twin, Autechre, Orb, i Leftfield, per non parlare degli Underworld; le cause di questa momentanea sottostima della loro produzione potrebbero situarsi tra scarsa capacità comunicativa, produzione discografica discontinua, l’essere stati entrambi fenomeni di transizione da un “pre” mancante del loro stile, a un “post” ove altri più attrezzati sotto i punti di vista sopra esposti siano riusciti a far meglio breccia nel panorama musicale, ma si sa, qua la differenza la fanno dettagli di minimo conto, dal look utilizzato dal vivo, ai sample e le collaborazioni pianificate nei rispettivi progetti (gli 808State sorprendentemente lanciarono una giovanissima Björk, ma è probabile che a parte le già evidenti doti canore all’epoca, la fama per l’allora giovanissima islandese avesse ancora da venire), alla mancanza di qualche coincidenza fortunata, come il comparire in qualche colonna sonora di un film di successo per dire, ma tant’è, visto che questo è per eccellenza il tumblelog dove non si persegue alcuno scopo commerciale, e dove tali aspetti non danno alcuna priorità agli eventi presi in esame, noi cerchiamo di collocare i personaggi e la loro opera secondo una gerarchia che tenga conto solamente di quanto siano stati significativi per l’evoluzione artistica nella loro epoca.

Diciamo che la partenza dalle parti di “MaDchester” e la connivenza coi più sinceri frikkettoni del movimento dei traveller e raver, connotata da una filosofia di pensiero e da comportamenti conseguenti (già l’acronimo del duo dei KLF sta per “Kopyright Liberation Front”) come quello di incendiare un milione di sterline da parte di Cauty e Drummond nel loro happening sull’isola di Jura, certamente ha un ruolo nel mettersi consapevolmente “contro” il grande pubblico e l’atteggiamento comune, portando avanti uno stile di vita al limite del sociopatico o quantomeno anticapitalista, al pari ci viene in mente solo di Jello Biafra e dei suoi Dead Kennedys, cosa che ce li fa molto amare; va detto che i due all’epoca stavano elaborando le suggestioni esoteriche della “Trilogia degli illuminati” reinterpretando i concetti spirituali in esse contenuti.

Per ciò che riguarda gli 808State possiamo affermare che anch’essi sono parecchio credibili come sottoprodotto del proletariato inglese con l’arresto di Darren Partington per spaccio di droga risalente al 2015, dovuto a debiti contratti come una qualsiasi persona della working class.

In questa storia dobbiamo introdurre un’altra figura fondamentale per la creazione della scena post-punk/new-wave/disco della città: si tratta di Tony Wilson, il creatore dell’etichetta Factory, il proprietario del leggendario club “The Haçienda” nonché scopritore e produttore dei Joy Division, A certain Ratio, i Durutti Column e sopratutto gli Happy Mondays. Questo soggetto inettichettabile, discepolo del situazionismo fino alle estreme conseguenze, scoprì tutti i personaggi che avrebbero fatto di Manchester nell’arco di un decennio la nuova capitale musicale d’Inghilterra e li promosse attraverso la sua casa discografica e la sua discoteca. L’influenza che ebbe, grazie alla sua “lucida follia” sul panorama musicale internazionale è qualcosa di senza precedenti e meritevole della più ampia diffusione, al punto tale che in seguito agli eventi in cui egli fu protagonista, la città anticamente denominato Mancunia in latino, prese l’appellativo un tantino goliardico di “Madchester”. Questo folle, visionario artista non potè mancare di conoscere e fare delle collaborazioni coi KLF, Drummond e Cauty sono le due figure che più di ogni altra si intonano perfettamente all’approccio dada/situazionista del giornalista-produttore. In questo filmato li vediamo dialogare assieme negli anni ’80:

Un’altra cosa da segnalare nella fase in cui siamo ancora in stesura un tantoino frettolosa di questo articolo è la strana coincidenza che lega i destini dell’operato di questo gruppo con quelli di David Lynch nella fiction:

come i primi due hanno avuto il loro apice verso il 1990, anche Lynch lanciò il suo serial Twin Peaks esattamente in quell’anno. Come sono stati chiusi questi due progetti pochi anni dopo, così sono ricomparsi entrambi verso il 2017, con i redivivi Drummond e Cauty rinominatisi “The Justified Ancient of Mu Mu”, mentre Lynch ha mandato in onda una terza stagione del suo telefilm e si appresta a quanto pare in questi giorni a produrne una quarta. Ma a parte questi paralleli temporali, è il contenuto dei loro rispettivi prodotti ad avere in comune una strana e per certi versi balorda metafisica, con i primi che anche a livello fattivo negli anni hanno sconfinato nel cinema, ad esempio producendo il film, mai uscito nelle sale, “The White room” e il secondo ad essersi occupato spesso anche di musica, fino a pubblicare anche degli album a suo nome. A parte le debite differenze stilistiche, che rendono tutti e tre questi personaggi dei geni solamente nel loro rispettivo ambito, hanno stranamente in comune un approccio molto esoterico al loro ambito di spettacolo.

Per i KLF sono un paio di lavori in particolare che vogliamo segnalare:

 “Chill Out”, opera che definisce i canoni dell’ambient house:

l’altro lavoro fondamentale è “Space”, collaborazione tra Jimmy Cauty e “dr. Alex Paterson”, in quella che doveva essere la formazione originaria (e il primo album) degli Orb, nome preso a prestito dalla commedia brillante di Woody Allen, reintitolata in italiano “Il dormiglione”:

mentre per i secondi, abbiamo diversi lavori da menzionare a fine anni ’80: il primo album, Newbuild, contiene in nuce già tutti gli aspetti di ricerca del trio (divenuto duo successivamente), l’EP Quadrastate, anche se non fondamentale, oggetto irrinunciabile da collezione per i (selezionatissimi) fans, ma sopra a tutti:

Ninety

Va segnalato in questi giorni l’uscita per i redivivi Massey e Barker della loro ultima fatica: Transmission Suite, dopo un silenzio di diciassette anni arriva proprio in questi giorni negli scaffali, di seguito un saggio del nuovo album, e a breve una più completa recensione:

Novembre, il 15 del 2019: arrivato fresco fresco direttamente dall’Inghilterra, in attesa di entrare nello specifico di ogni singolo pezzo possiamo dire che ascoltando questo disco sembra di tornare di un balzo a fine anni ’80, il sound è esattamente quell’elettronica pulsante alla quale ci hanno abituato Massey e soci, forse con una maggior consapevolezza e una competenza nell’uso degli strumenti elettronici (quelli classici, no laptop e varie) ormai allo stato dell’arte, tanto da farci dire che il nuovo album polverizza senza difficoltà qualsiasi produzione Warp e similari e ci riporta dritti al magico “state of mind” che solo la crew di Manchester ci ha saputo dare in tutti questi anni!

Inserisco per ora un breve cenno alla figura di Roger Eagle, alter-ego di Tony Wilson, che contribuì anch’egli allo sviluppo della scena di Manchester, non tralasciando quanto di più interessante accadeva nel frattempo a Liverpool. Legati a questo disk-jockey e presentatore ci sono le vicende di gruppi come Echo and the Bunnymen (di cui però fu Drummond il manager), Stone Roses, Teardrop Explodes e tanti altri. Anch’egli fondò dei locali di musica dal vivo, l’Eric’s e l’International club Altro elemento in comune con Wilson la prematura scomparsa, avvenuta addirittura nel 1999.

Al termine di questa ancor provvisoria disamina sul panorama di MaDchester propongo il film “24 hour Party People” in cui si racconta proprio la storia della città mentre Wilson creava il suo surreale impero:

e infine, per condividere con chi sarà rimasto avvinto da questa incredibile epopea l’emozione che ho provato io nell’ascoltarla, inserisco questa commovente ode che i protagonisti della stagione new-bave/house di Manchester hanno dedicato al loro produttore, amico, ispiratore, mancato prematuramente il 10 agosto 2007:

Bibliografia:

Una recensione sulla biografia di Roger Eagle

Dieci gruppi, tra i quali i KLF, remixano la colonna sonora del serial di David Lynch

Sit Down! Listen to This! – Bill Skyes – Empire Publications Ltd

2023 – The Justified Ancient of Mu Mu – Faber & Faber

MuMumification

The Manual – Jimmy Cauty, Bill Drummond – Ellipsis London

Complotto! Caos, magia e musica house. Storia dei KLF, il gruppo che diede fuoco a un milione di sterline – John Higgs – Nero editore

KLF – John Higgs – Orion Publishing Co

Sulle rotte dei rave – Pierfrancesco Pacoda – Feltrinelli

Traveller e raver – William Shaw/Richard Lowe – Shake editore

Energy Flash – Simon Reynolds – Arcana

Altri deliri tra KLF e Twin Peaks

P.s.

questa perla, nell’articolo ove più strettamente parliamo di gruppi legati ai rave e a situazioni di confine, inseriamo questo bel filmato d’epoca dove Milena Gabanelli, a metà anni ’90 compì una ricerca sul panorama italiano riguardo a questo fenomeno:

3 pensieri su “La scena di Manchester

  1. Pingback: L’alchimia delle collaborazioni e del sampling. | TOTAL RECALL!!!

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