Human Traffic

La pellicola che presentiamo oggi, si chiama Human Traffic. Il giorno di Ferragosto (data in cui scriviamo l’articolo) era il giorno più di ogni altro nell’epoca dei club house in cui il nomadismo verso le discoteche arrivava al suo apogeo!

Il film, piccolo cult di fine anni ’90, racconta questo mondo, utilizzando come veicolo le vicende incrociate dei suoi protagonisti.

Il mondo delle discoteche di tendenza e dei rave, pur avendo raggiunto dimensioni considerevoli, a vedere anche da quest’unica testimonianza cinematografica, non è mai diventato un fenomeno abbastanza noto da incoraggiare i produttori a prenderlo con la dovuta attenzione, come era successo per la precedente ondata degli anni ’70, con i vari ‘Saturday night fever’ e i successivi ‘Studio 54‘ e ‘The last days of disco‘. Prima di lasciarvi alla visione di Human Traffic vi segnaliamo solo la disponibilità di numerosi documentari e libri sul fenomeno, che andremo a breve a elencarvi; per adesso gustatevi il film oggetto di questo articolo:

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Se poi il film vi avesse preso bene potete dirvi fortunati, pare che sia in produzione proprio in questo 2016 il sequel, lo si evince da questo tweet di Danny Dyer:

La formula del successo

“…nessuno – ne una rockstar ne uno scienziato – ce la può fare in totale solitudine. Abbiamo tutti bisogno di una guida, di un mentore, di qualcuno che indirizzi i propri sforzi e ci aiuti a trovare la strada.” Malcom Gladwell

In questo articolo proveremo a introdurre una ricerca che siamo certi attanagli molte persone, spesso molto affine a quella forse di ordine superiore che riguarda il senso della nostra presenza in questo universo.

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Il paradiso dei ricchi sulla terra, Gstaad (CH)

Scrivo questo articolo perchè forse qualcuno di voi pensa ancora che i ricchi non esistano, semplicemente non avendoli mai visti e frequentati da vicino, che siano come i marziani, roba da film e romanzi di fantasia. I ricchi esistono eccome e hanno molti luoghi di ritrovo e diletto, e pure una patria: Gstaad!

Si incontrano frequentemente (è stata costruita negli anni per loro una sorta di corsia preferenziale nei centri cittadini come nelle lounge area degli aeroporti), mandano a scuola i figli in luoghi appartati lontano dai poveri, e si preoccupano che i loro pupilli imparino più le lingue e l’arte dello stare a tavola piuttosto che noiosissime materie tecniche che possono portare tuttalpiù a qualche laboratorio scientifico, luogo che lasciano volentieri conquistare a qualche individuo proveniente dalla working class!

Chi vive distante dalla galassia dei ricchi, piuttosto che mettere la testa sotto terra è meglio che la metta tra ‘le pagine di un libro’, o tra quelle di un log come questo:

http://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/viaggi-mondo/week-end/13/02/05/gstaad,-il-paese-dei-ricchi

Avrete visto tra i link dell’articolo come funziona la storia, almeno per quello che può essere percepito da una testimonianza indiretta. La realtà poi è sempre molto complessa, qualcuno pensa con qualche ragione che ci sia un ‘complotto’ contro la gente comune, nei fatti la somma degli eventi si deve alle tante azioni dei singoli, che si trovano a vivere le diverse vite inconsapevolmente e involontariamente. L’unica regola seguita inconsciamente da tutti gli elementi delle classi dominanti, è che ‘il potere non cede potere’, per cui soprattutto in quest’epoca in cui l’individualismo, almeno in occidente, la fa da padrone, se qualcuno fosse intenzionato a uscire da questa situazione servirebbe una tecnica, una sequenza di qualche tipo, di azioni e logiche da utilizzare per rimettere in moto quell’ascensore sociale che pare essersi completamente guastato negli ultimi anni, dalla crisi dei subprime in poi, cercando di costruirne almeno una versione ‘monoposto’, quando i tradizionali a più ‘passeggeri’ (università e aziende) hanno dimostrato oramai di non funzionare più! Ma questo è oggetto di uno specifico articolo ‘in divenire’, da costruire a più mani, sfruttando le diverse esperienze di più persone che siano riuscite in qualche modo a raccapezzarsi in questi anni veramente folli dove soprattutto i Paesi in area mediterranea stanno vivendo un momento di grande messa in discussione, pressati da una parte da un mondo a sud che preme per entrare ed essere ospitato (tutta la massa della nuova immigrazione) e ferree regole finanziarie provenienti da freddi Paesi del nord, disavanzi pubblici in aumento e fascia giovanile inserita nel mondo del lavoro in diminuzione, modelli religiosi in totale crisi di fiducia e consenso e modelli politici subdoli e dai reali contributi all’evoluzione umana piuttosto dubitabili.

Le Monde de Paul Delvaux

A qualche intenditore particolarmente sensibile farà piacere ritrovare tra le pagine di questo tumblelog una chicca rarissima e misconosciuta come questa, il breve film sull’artista belga di Henri Storck, musicato da André Souris!

Signore e signori, buona visione!

The responsive eye

Un giovane Brian De Palma nel 1966 filmò il docufilm della mostra che celebrava al MoMA di New York l’affermazione internazionale dell’op art, con personaggi quali Victor Vasarely, Frank Stella, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Edoardo Landi e Getullio Alviani.

I flyer nel panorama dei mass-media in occidente

Andiamo a trattare l’importanza del media “flyer” nell’universo dei fenomeni underground.

In particolare ci occupiamo di quello che hanno significato in un caso emblematico, la propaganda tramite questo mezzo di comunicazione (assieme al passaggio di informazioni verbali) e la scelta stilistica adottata per i locali lanciati dal leggendario art-director Vasco Rigoni.

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I segreti di Twin Peaks

Non è un caso che Twin Peaks, nella storia della tv sia il serial il più amato. Come ci piace sottolineare a ogni occasione in questo tumblelog, il connubio tra tecnica (quella televisiva e cinematografica in questo caso) con elementi più “arcani”, se ben architettato, va a toccare nel profondo l’Io, le sue consapevolezze, e rimanda agli archetipi sedimentati nella coscienza collettiva. Continua a leggere

Perché la gente si droga?

Spiegheremo in questo articolo alcune ragioni per cui l’essere umano, fin dalla notte dei tempi, fa uso di sostanze psicotrope o, come scritto anche nell’Antico Testamento, assume ‘bevande inebrianti’ (ove peraltro in una serie infinita di passaggi il Signore Dio chiede a Mosè che il popolo ebraico faccia sovente sacrifici in modo che il fumo dell’olocausto lo possa placare; lascio a te lettore, oltre che alle teorie di Biglino, le possibili interpretazioni). Permetti solo, nostro ospite, di partire da un testo e dalla sua illustrazione direttamente dalle parole del suo traduttore per la lingua italiana, che ci ha portato alla necessità di approfondire un tema così connaturato alla natura umana, oltre che così malvisto a causa della sua facile associazione al deleterio fenomeno dell’addiction, o se preferisci ‘dipendenza’.

Interessantissima la storia di questo libro, raccontataci da Igor Sibaldi. Studioso di letteratura russa, non poteva non essere un estimatore di Lev Tolstoj!

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