“Electro, elettronica: visioni e musica”, evento della Biennale 2019 in collaborazione con la Philharmonie de Paris

La musica (techno e house) è ormai arte totale. Un importante evento della 58esima Biennale, inoculando una mostra a cura di Jean-Yves Leloup già tenutasi a Parigi dalla Philharmonie De Paris, celebra l’evidente successo dell’ondata dance basata sulla strumentazione elettronica, che essendo stata fin dal principio irradiata da un solo individuo, quasi mai molto appariscente, posto dietro a una consolle, il dee-jay e non più da vistosi complessi od orchestre, ha promosso la partecipazione del pubblico, da spettatore a co-protagonista di quanto accadeva prima nella discoteca, successivamente nei rave, fino ai grandi eventi degli ultimi anni, Tomorrowland su tutti. Visibile dal 23/09 al 23/11/2019

Lo Smiley diventa soggetto di un'opera d'arte contemporanea

Untitled (The Endless Summer) – Bruno Peinado – 2007: Pannello composito in alluminio, lacca, taglio CNC, neon, variatore, trasformatore. Edizione di otto esemplari; Courtesy Galerie Loevenbruck, Parigi.

Da situazioni semi (o del tutto) clandestine, la lunga serie di happening, o per certi aspetti eventi mistico-iniziatici accaduti negli anni ha dato luogo a quello che ormai, a partire da questa mostra inserita nella kermesse più importante al mondo, è promosso pienamente come movimento artistico. Tali eventi accadevano nel Regno Unito sotto forma di rave illegali, in Italia (riviera adriatica, tra Riccione e Jesolo) e Spagna (Ibiza in particolare) dentro a locali che erano delle situazioni a volte di legalità sospesa o presa quantomeno un po’ sottogamba. Si pensi che in Gran Bretagna fu promulgata al riguardo una legge specifica, il Criminal Justice and Public Order Act del 1994. Per quanto riguarda l’Italia, vi fu tutta la stagione delle “mamme rock” e delle ordinanze per anticipare la chiusura dei locali.

E’ appurato dunque che sia gli eventi clandestini accaduti nelle campagne inglesi narrati da Simon Reynolds in Generation Ecstasy, che quelli accaduti in Italia descritti in questo tumblelog siano passati, da fenomeni da censurare come venivano trattati (e avversati) mentre si sviluppavano, a fatti artistici tout court meritevoli di una postuma musealizzazione.

Dancefloor: Panorama 1987-2017 AA. VV.

Tra gli artisti coinvolti, alcuni segnalati sulle didascalie alle immagini, Jacob Khrist, Soundwalk Collective, Bruno Peinado, Moritz Simon Geist, 1024 architecture e molti altri. Un nugolo di fotografi sono quelli coinvolti, ognuno direttamente coinvolto nel fenomeno rave e dance della propria nazione: da Alexis Dibiasio a Olivier Degorce, da Alfred Steffen a Caroline Hayeur, la carrellata di personaggi e di luoghi è estremamente vasta e permette a chi non fosse già addentro di farsi un’idea dell’universo variopinto che dà vita a questo fenomeno. L’opera “Divinatione” del fotografo Jacob Khrist in particolare, testimonia l’evoluzione di Parigi come novella metropoli europea coinvolta nel fermento rave/elettronico internazionale.

Particolarmente interessanti i lavori prodotti dal collettivo 1024 Architecture, François Wunschel, Jason Cook e Pier Schneider “Core”, ove attraverso fibre ottiche, al ritmo del sound di Laurent Garnier si anima uno spettacolo luminoso 3D e “Walking-cube”, un prodigioso sistema di automazione, ove una struttura metallica sollecitata da segnali digitali si muove, cambiando forma e dimensioni, emettendo inoltre un suono ritmato molto coinvolgente, lavoro questo in continuità a dire il vero con tutto un filone già visto in scorse edizioni della Biennale piuttosto che della dOCUMENTA di Kassel, e certamente in un’installazione al museo di arte moderna di Budapest e di cui eventualmente in futuro daremo maggior conto.

Moritz Simon Geist, performer, musicista e ingegnere,  espone un esemplare della sua collezione di robot sonori MR-808 Interactive, che replica il suono della celebre drum machine cui si ispira, la Roland TR-808, strumento principe fin dalla sua creazione per tutta l’house la techno, a fianco della sorella TB 303 le cui linee di basso vennero sfruttate con particolari tecniche per il genere acid house. La 808, come è ovvio, dà il nome al leggendario duo inglese 808 State.

Oltre all’ottima conferenza di Fabio De Luca tenutasi il dodici ottobre, segnaliamo come sigillo della manifestazione la sera della successiva domenica ventisette, l’intervento sullo stile “Balearic” e successivo dj set del co-fondatore (assieme ad Alfredo Fiorito) di questo genere, Leo Mas.

Leo Mas celebrato alla Biennale 2019

I flyer nel panorama dei mass-media in occidente

Andiamo a trattare l’importanza del media “flyer” nell’universo dei fenomeni underground.

In particolare ci occupiamo di quello che hanno significato in un caso emblematico, la propaganda tramite questo mezzo di comunicazione (assieme al passaggio di informazioni verbali) e la scelta stilistica adottata per i locali lanciati dal leggendario art-director Vasco Rigoni.

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anti-design movement – neville brody

An interesting article on the charismatic personality of Neville Brody!

 

Bibliografia:

The Story of The Face – Paul Gorman

Fuse – Neville Brody

The Face Magazine

dawnprescott

NEVILLE BRODY

NB famous for his typography. Art Director at The Face magazine. Publication – The Graphic Language of Neville Brody. Fuse magazine, a digital typography mag dedicated to experimentation and the subsequent Fuse conference where Brody leads debate on experimental type and typography. Research Studios is his design firm with clients inc. Nike, British Airways, Macromedia, Deutsche Bank, Armani & BMW.

Brody’s method and design philosophy has shifted over the years from design rebel to someone who has institutionalised rebellion. When asked, in an interview by Steven Heller for Print 53 magazine, what does “Research” suggest in relation to the name of his firm ‘Research Studios’ he replied:

“Something that is based less on gestural or fashionable approach than on an analysis of structure, of meaning; on building a framework before you start responding intuitively. Like Jazz music, you have to build a solid structure before you can improvise.”

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Quella Cloaca di Wim Delvoye

Vogliamo, nella sezione arti in generale, ma nello specifico in questa, trattare le forme meno comuni, quelle che forse hanno qualcosa in più da dirci su come si muove l’arte contemporanea.

In questo articolo vi presentiamo l’opera “Cloaca” del belga Wim Delvoye, esperimento new-dada che senz’altro ha qualche debito con la “merda d’artista” di Piero Manzoni.

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