L’arte di prof. Bad Trip

Un personaggio in cui questo tumblelog, per certi versi parecchio controcultale, o quantomeno non solo attento, ma zeppo di argomenti di nicchia, è il prof. Bad Trip, al secolo Gianluca Lerici (1963-2006).

Personaggio di nicchia fino a un certo punto, dal momento che nell’ambito del fumetto – non solo italiano – questo autore è famosissimo.

Autore spezzino dalla biografia almeno per me – e credo per tutti gli individui della working class – assolutamente emozionante, cresciuto con ogni probabilità in una famiglia di muscolai (coltivatori di cozze), dal momento che a quanto racconta egli stesso nel documentario che è inserito anche in questo articolo, i professori conservatori del suo liceo scientifico lo deridevano già dai primi anni di superiori dandogli quell’epiteto (buoni quegli insegnanti), e dal momento che anch’egli una volta finita quell’esperienza esercitò per alcuni anni quell’attività, intuito il suo talento artistico inizia ad evolvere negli anni giovanili, prima all’interno del mondo musicale, ove milita nella seconda metà degli anni ’70 in diverse formazioni punk, dagli Holocaust ai Fall-out assieme all’amico Benzo, poi frequentando profittevolmente l’accademia di Belle arti di Carrara, dove affina il suo innato senso artistico. Da quel periodo in poi inizia a produrre i suoi primi lavori col nome d’arte di prof. Bad Trip. Nome perfetto per il suo stile, che per la massa del suo pubblico fa pensare a un brutto “viaggio” chimico dopo aver calato un acido, idea che prima di lui aveva avuto un’oscura etichetta di punk/hard core californiano e che egli giustamente con l’arte del cut-up aveva fatto sua, intentendo non tanto l’interpretazione più scontata, quanto piuttosto una condizione planetaria per noi e il resto del mondo, causata dal pesante intervento dell’uomo nell’ambiente.

Oltre a questa biografia, dove un ragazzo che parte dal nulla arriva a fare le copertine agli Psychic Tv di Genesis P. Orridge e ad essere pubblicato da Mondadori, la cosa che va ben dichiarata in questa sede è la forza del suo tratto diventato un potentissimo marchio di fabbrica: si può dire figlio della tradizione fumettistica italiana, con il Max Bunker di Kriminal e Satanik in primo luogo, ma prima di esso, il suo tratto fortemente marcato, da xilografia, è erede diretto dell’iconografia protestante, in particolare il tema della danza della morte, mediata precedentemente nei primi del ventesimo secolo dagli espressionisti tedeschi. A livello letterario, uno su tutti gli autori da citare è l’inglese James Graham Ballard, maestro della “fantascienza interna” contro la classica fantascienza dello spazio, la cui opera è oggetto di ispirazione dichiarato da Lerici.

La sua opera definita cyberpunk, sia perché questo termine è assonante alla sua militanza musicale, sia perché effettivamente si rifaceva nei suoi fumetti a quel tipo di letteratura (storica è la riduzione de “Il pasto nudo” di William Burroughs per la Shake edizioni, nota casa editoriale concentrata sulla controcultura) è un concentrato di immagini psichedeliche. Se dovessi dare un parere, in molte opere di prof. Bad Trip, il quale non si è solo occupato di fumetti, ma ha spaziato in tutte le arti, dalla pittura alla scultura, passando per il collage (nonché rimasto grande appassionato di musica anche dopo l’esperienza giovanile, negli anni a venire era andato in fissa per la techno), trovo che sia il naturale erede di Enrico Baj. Il mio è un parere senza precedenti e quindi senza paracadute, ma se guardiamo a certe opere totemiche dell’artista spezzino, ai volti allucinati dei suoi personaggi, nonché a certi aspetti della sua poetica, trovo siano l’evoluzione delle tematiche dell’artista milanese (secondo me pure progenitore del punk, senza che Vivienne Westwood affermi o meno questa gemmazione, e quindi in una sorta di Ouroborus ci ricolleghiamo immediatamente a Lerici e alla suo spirito punk), anch’egli, avendo fondato il gruppo degli artisti nucleari in gioventù, si dimostrava molto preoccupato per la degenerazione della violenza in un prossimo futuro, sempre spaventato dai possibili soprusi delle forze dell’ordine come dimostra la sua opera più importante, “I funerali dell’anarchico Pinelli” e anch’egli aveva quella inclinazione all’addobbo, con cui decorava suoi ufficiali, dandogli poi, se andiamo nel dettaglio dei volti, delle caratterizzazioni esageratamente marcate ai tratti del viso e delle espressioni allucinate in cui intravedo in trasparenza quanto nei decenni successivi prodotto dal Lerici. Anche se quest’ultimo non lo ammetterà mai, mettendoci sicuramente tutta l’onestà intellettuale che gli riconosco, l’aspetto interessante è che molte appropriazioni che gli artisti attuano, sono del tutto inconsapevoli, come ben spiegato in alcuni capitoli di “Sound Unbound” di Paul D. Miller, filosofo e DJ americano, molto interessato ai temi del cut-up e delle citazioni.

Per ulteriori approfondimenti sulla sua opera rimandiamo alla bibliografia, dove prima di tutto c’è il sito cresciuto attorno all’associazione di amici che ne promuove la conoscenza, gomma tv, mentre come al solito in questa sede mi occupo di mettere a immediata disposizione dei visitatori i contributi video più interessanti che ho trovato, il primo, questo video biografico raccontato dalla compagna di vita di Gianluca Lerici, Jena Filaccio:

il secondo è il montaggio in cartone animato ad opera di Domenico Gemelli, suddiviso in due puntate:

Bibliografia:

il sito a cura degli amici e compagni di percorso di prof. Bad Trip Gomma.tv

La pagina del sito di Shake edizioni dedicata a Gianluca Lerici

Sound Unbound – Paul D. Miller – Arcana Edizioni

Terminiamo con questa perla, un’intervista diretta a Gianluca Lerici, a.k.a. prof. Bad Trip:

L’alchimia delle collaborazioni e del sampling.

In questo articolo trattiamo una diversa sfumatura di quanto già sviscerato in quello riguardante le contaminazioni nell’arte, volendo evidenziare quel particolare fascino che hanno i due fenomeni citati nel titolo, ovvero collaborazioni tra artisti apparentemente di diversa natura che escono con un progetto comune e il differente caso del sampling, ovvero quasi di un “furto”, di un saccheggio di canzoni o parole o suoni già esistenti al fine di infarcire un nuovo soggetto, una nuova track che in alcuni casi suona perfettamente armonica, in altri invece, volutamente, diviene una sorta di Frankenstein musicale, sempre però piacevole e ben riuscito. Non a caso la sampladelia nella colorita definizione di Simon Reynolds è una sorta di  “zombie music: parti sonore, riff, parti cantate vivisezionate dalla traccia originale e galvanizzati nel senso originale del termine (ovvero migliorati dalla loro condizione originale, magari all’interno di un contesto totalmente inoffensivo, attraverso un sottile riporto di materiale superficiale che rende nella nuova versione il materiale potentissimo), suoni morti rianimati come uno zombie, un corpo haitiano portato indietro a una sorta di semi-robot da uno stregone voodoo (il produttore), che usa i sample come degli schiavi”.

Prima di addentrarci a fondo nella materia musicale, in questo Frankenstein dell’arte cito il caso, cui sono al bandolo grazie al Paul Miller citato nella Bibliografia riportata al termine dell’articolo. E’ stato proprio ascoltando la sua conferenza al Google Headquarter in California in occasione della presentazione del suo libro “Sound Unbound”, riguardante proprio la materia del sampling, ho notato che alle sue spalle aveva un’immagine stranamente familiare, del tutto simile a quella utilizzata nella grafica del disco d’esordio dei Cybotron, il leggendario “Enter”. Tale immagine era già stata utilizzata dallo stesso autore nelle tournee del suo testo precedente, “Rythm Science”, in entrambi i casi a Spooky Dj voleva far notare il nesso tra tecnologie, arte e saccheggio della produzione altrui e successiva rielaborazione in un nuovo lavoro.

DJ Spooky

L’opera era il risultato dello sviluppo di un’apparecchiatura inventata dallo scienziato e medico Étienne-Jules Marey a fine ‘800 per poter approfondire i suoi studi sul movimento del corpo umano e animale:

DJ Spooky introducing Rebirth of a Nation

tale tipo di risultati rimandano innanzitutto alla corrente del futurismo, che in opere come “Rissa in Galleria” o “La città che sale”, o ancor meglio nel classico di Boccioni “Dinamismo di un ciclista”, visibile al Guggenheim di Venezia, evidenziano il debito a questo tipo di ricerca, ma anche al più recente lavoro di Jamie Putnam per la copertina del trio di Detroit del 1983, che rimanda in maniera evidente anch’esso al lavoro di Marey attraverso la scomposizione dell’immagine in una sorta di pixel primordiali:

Cybotron_enter

Secondo una definizione di Artur Kroker e Michael Weinstein, la sampladelia è  manifestazione di un certo archivismo della cultura Cyber-punk, che prende gli ultimi ottant’anni di suoni registrati e li ri-contestualizza, li ricondiziona e li ri-fonde in una sorta di morphing dove un suono si mescola con un altro e il risultato finale è un nuovo soggetto.

I primi campioni si possono far risalire agli MC dei primi hit rap, come non ricordare al riguardo il celebre campionamento di “Good times” degli Chic ad opera della Sugarhill Gang nella mitica “Rapper’s delight”:

Un certo utilizzo della musica si faceva già nel dub utilizzato nei sound-system giamaicani, dove spesso il lato-b dei vinili lì prodotti era la versione solo strumentale della canzone presente nel fronte, ottima per essere mixata e ballata.

Il “Vs” invece è il fenomeno per il quale si fa una collaborazione per contrasto, dove un artista “alto” collabora con uno di strada, o un artista bianco (nell’accezione che è armato di chitarre) dialoga con uno nero (notare che i musicisti neri, con l’eccezione del meticcio Hendrix, non si lanciano pressoché mai nelle distorsioni chitarristiche tipiche del genere hard rock), o uno dalle linee più soft si “confronta” con un altro o una formazione dai suoni più duri.

Caso di scuola a questo titolo il pezzo “Walk this Way” tra Run DMC e Aerosmith; da quel momento il mix tra rap e hard rock si sarebbe definito crossover:

Ognuna di queste due pratiche crea una sorta di nuove ‘sinapsi’ nell’intelligenza musicale planetaria, permettendone la crescita del corpo universale.

Tante sono le linee d’origine del fenomeno; forse andremo a svilupparle in futuro. Qui ci piacerebbe più che altro fare un elenco il più possibile sintetico dei più eclatanti frutti del Vs e del sampling. Se vogliamo il primo in musica è un elemento quasi necessario, se il Vs (dal latino versus ovviamente, l’uso è lo stesso che se ne fa nella boxe o nel wrestling) è la spinta verso la collaborazione più estemporanea e originale, una minima collaborazione tocca a tutti, anche a quei musicisti che si fregiano di fare uscire l’album a loro nome: come sarebbe stata la carriera di Bruce Springsteen senza la E-street band, Lou Reed è stato certamente un gigante, ma è cresciuto nei Velvet Underground e sopratutto nella Factory di Andy Warhol, Micheal Jackson deve molto, nel bene e nel male, a suo padre e ai suoi fratelli, il resto a Quincy Jones, il suo produttore, senza il quale difficilmente sarebbe diventato il divo del pop, idem Madonna che pare una “self-made-woman”, ma dietro le spalle agli esordi ha avuto personaggi del calibro di Nile Rodgers. Persino quell’incredibile personaggio di David Peel (mancato nell’aprile del 2017 nell’indifferenza generale, quando lui era assieme a Maharishi Mahesh Yogi uno dei guru di John Lennon), all’origine un one-man-band senza fissa dimora, si dovette comunque fare assistere da Peter Siegel per registrare il suo imprevisto album d’esordio “Have a Marijuana” e proprio da John Lennon e Yoko Ono per il successivo “The Pope Smokes Dope”; inoltre non disdegnava di accompagnarsi con altri artisti, normalmente dei freak come lui, come in questo caso in cui duetta con Dionna Dal Monte in una performance irresistibile:

Andando ora al nocciolo delle commistioni tra collaborazioni e utilizzo dei campionamenti, partiamo in questa rassegna:

Il protagonista del jazz e del fusion Herbie Hancock collabora nel lontano 1983 con il poliedrico Bill Laswell proveniente dalla No-wave newyorkese e l’MC Grandmixer D.ST per uno dei primi “Frankenstein” del genere, la mitica rockit:

Poco tempo dopo inizia l’avventura di un altro dei più interessanti fenomeni del genere: il produttore Trevor Horn (già negli Yes e nei Buggles), addirittura un giornalista musicale in questo caso, Paul Morley e i musicisti J. J. Jeczalik, Anne Dudley e Gary Langan danno vita agli Art of Noise,  dal nome del manifesto musicale del futurista Luigi Russolo, diventando tra i pionieri del fenomeno del campionamento e di tutto il modo di costruire musica di lì in poi. In questo articolo, il pezzo che ci sembra più adatto da inserire è la leggendaria Paranomia, ma dovremmo ricordare per l’importanza all’interno dell’argomento che andiamo trattando, una lunga serie di brani, tra cui impossibile non citare almeno “Moments in love” e “Beatbox”.

Dì lì a poco, nel 1987, il pezzo che fa deflagrare definitivamente “l’arte del campionamento”, la leggendaria “Pump Up The Volume” dei M|A|R|R|S, anch’esso un ensemble molto particolare, formato dagli A.R. Kane e dai Colourbox, con in più la collaborazione di due DJ, Chris “C.J.” Mackintosh e Dave Dorrel. Il brano è, come sottolineato anche dal video, un vero e proprio caleidoscopio di campioni musicali, che possiamo segnalare presi da James Brown a Cool & the Gang, da Erci B. e Rakim a Whistle (in tutto sono stati contati dieci sample da altrettanti artisti e brani); il patrocinio del progetto viene ascritto al produttore Ivo Watts-Russell:

Non una collaborazione occasionale questa di Lindy Layton coi Beats International, che anzi era componente fissa del gruppo, ci sembra dare il là a tutta una serie di progetti da lì in poi (vedasi Lamb, Portished, Tricky, gran maestro di duetti e contaminazioni tra voci superfemminili e suoni digitali), aggiunge la sua voce soul al loro suono basico, batteria, linea di basso e pochi effetti:

In questa misconosciuta collaborazione tra i super-tecnologici 808 State e i classici del reggae, gli inglesi UB40, c’è proprio tutto quanto fa al caso nostro, un bel “Vs” eterogeneo tra gruppi di generi musicali apparentemente inconciliabili e inoltre nella canzone si può cogliere il campione da “The model” dei Kraftwerk:

Una giovanissima e allora sconosciuta Bjork Gudmundsdottir mette a disposizione la sua versatile voce, sempre per una collaborazione con gli 808 State, nell’album ex:el, nel quale in totale si contano due tracce con la cantante islandese:

Il famigerato e inedito “Vs” tra il musicista d’avanguardia Jon Hassel e gli (ancora loro) 808 State:

Poi, non fosse altro che per vederlo una volta in più, segnaliamo come il capolavoro dei Massive Attack (fin dall’epoca del Wild Bunch una sorta di collettivo aperto a elementi di ogni tipo) “Unfinished sympathy” prenda a prestito l’urletto femminile originariamente inserito nella Planetary Citizen degli impronunciabili Mahavishnu Orchestra e John McLaughlin, pubblicata quindici anni prima:

A chiusura, almeno temporanea della serie di collaborazioni e campionamenti, ci piace inserire questa traccia, dove in verità gli Orb si sono all’epoca appropriati indebitamente di un’intervista di Rickie lee jones, nella quale la leggendaria cantante americana, probabilmente in quel momento vittima di un brutto raffreddore, raccontava della sua infanzia, di come dalla sua casa vedesse delle meravigliose, morbide nuvolette; inserendo questo campione vocale all’interno di una serie di suoni anch’essi molto “sampladelici” ne è venuto fuori un pezzo che è un vero mito:

Infine un piccolo cenno alle tecnologie che hanno permesso lo sviluppo di tutto quanto accaduto all’interno della penultima decade dello scorso secolo, “sintetizzato” è proprio il caso di dire, all’interno di questo articolo: senza il Synclavier della New England Digital e il più economico e quindi più diffuso Fairlight CMI dell’omonima azienda, questa e altre mille storie non potrebbero essere stata raccontate!

Chiudiamo l’articolo con questo video che testimonia il nostro sogno di gioventù di stare dietro a queste consolle in qualità di produttori e/o ingegneri del suono:

Bibliografia:

Rhythm Science – Paul D. Miller Aka Spooky DJ that subliminal kid – MIT Press LTD

Sound Unbound – Paul D. Miller a.k.a. Spooky DJ – Edizione inglese: MIT Press LTD, edizione italiana: Arcana Editrice

Storia del Rock voll. 1-6 – Piero Scaruffi – Arcana Editrice

Energy Flash – Simon Reynolds – Arcana Edizioni

Hip-Hop raised me – DJ Semtex – Rizzoli

Remixing – Viaggi nella musica del XXI secolo – DJ Rupture – EDT