Kabed, lo siamo?!

Forse non avevi mai sentito menzionare questo termine, ma esso contiene in se un grande significato. Kabed pare voler dire “colui che sa scegliere” o “colui che sa dare il giusto peso alle cose”, così almeno ci dice Igor Sibaldi (vedi anche al riguardo il suo ‘Libro dell’abbondanza‘) Mi torna alla mente quello che anche i filosofi greci intimavano ai propri allievi “Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”. In pratica le culture ebraiche e greche sembrano convergere (al riguardo tra gli altri vedi questo saggio: Filosofi antichi) quando ritengono il primo passo la definizione per ogni individuo di quelle che sono le proprie attitudini, per poter poi agire nel mondo a un livello così alto da poter “conoscere gli dei” in questa vita! Molte altre ne troverete in rete e nella ampia letteratura pubblicata.

Andando al nocciolo della questione, ritengo utile portare a conoscenza alcuni passaggi biblici a chi ‘atterrerà’ in questa pagina, evidentemente alla ricerca dei significati della parola Kabed e forse alla ricerca di apprendere qualcosa in più sulla civiltà ebraica.

Lungi dal voler aver scopi di esaustività sull’argomento, pensiamo comunque di poter fornire qualche evidenza occorsaci dalla recente lettura del libro Genesi dell’Antico Testamento. Per noi appartenente al Pentateuco, per gli ebrei chiamata Torah e di fatto il riferimento del messaggio divino e del patto di alleanza stretto dai loro avi con Dio (altri testi contenuti nella nostra Bibbia per loro sono apocrifi come per noi i Vangeli al di fuori dei quattro Canonici), narra l’origine del mondo e dell’elezione del popolo ebreo come prescelto da Dio per primeggiare nel mondo. Già questo un elemento differente dalla nostra concezione cattolica, che non dobbiamo mai dimenticare influenza anche i non-osservanti in modo peraltro piuttosto profondo, in quanto parte preponderante delle nostre abitudini e riti sociali (chiunque, volente o nolente, ricade a tutt’oggi in lezioni di catechesi, riti e sacramenti quali battesimi, comunioni, matrimoni e funerali all’interno di siti religiosi); nel cattolicesimo, la persona si deve costantemente mortificare e umiliare, che è un presupposto agli antipodi da quello presente nel Genesi come abbiamo visto poco sopra.

Ma c’è un altro passaggio che potremmo definire ‘capitale’, ossia quello con cui Giacobbe usurpa il ruolo del ‘gemello maggiore’ Esaù nel divenire il capo del futuro popolo ebraico, ingannando il padre Isacco e in accordo con la madre, il tutto ovviamente a conoscenza del Dio (per definizione onnisciente), il quale nonostante questo fatto ai nostri occhi forse increscioso, lascia fluire gli eventi e a quel punto, vedendo la volontà di Giacobbe di diventare il capo del suo popolo, accorda questo desiderio confermando il patto di alleanza stabilito coi suoi avi (prima con Abramo e poi con Isacco) e nell’investirlo di questo incarico gli dà il nuovo nome di ‘Israele’, da cui evidentemente prenderanno spunto gli ebrei del controesodo per denominare la nuova nazione in Medio Oriente.

Questo che potrebbe sembrare un dettaglio nel racconto biblico, ha invece un’importanza primaria anche nella definizione di ‘Kabed’ oltre che nell’inclinazione degli appartenenti al popolo ebraico ad una grande autodeterminazione (vedasi il numero di imprenditori, letterati, artisti, cantanti, attori e registi osservanti questa religione): sembra voler significare che Dio, di fronte a un ardente desiderio che egli ritenga degno, è disposto a perdonare anche comportamenti al limite e talvolta forse oltre quella che noi cattolici consideriamo la ‘morale’, anzi può addirittura incoraggiare e supportare chi abbia in sé questo desiderio.

Ovvio che se nel percorso di vita (nell’imprinting direbbe qualcuno) di una persona, anziché venir metabolizzata una morale di tipo remissivo, ne viene assimilata una più tendente a promuovere l’autodeterminazione come uno dei significati fondamentali dell’esistenza, quella persona si ritroverà ad operare nel suo mondo e nel suo tempo con strumenti diversi e forse anche più efficaci.

menorah

 

 

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